«Dove son, dove corro … Confusa smarrita». Un testimone per la Passione di Gesù Cristo e altre fonti paisielliane a Lecce

Autori

  • Sarah M. Iacono

Abstract

I grandi centri di produzione musicale videro nella seconda metà del xviii secolo una fiorente attività degli atelier di copisti. Soprattutto per il repertorio vocale e per brevi pezzi strumentali, i manoscritti continuavano a essere tra i principali mezzi di diffusione, adattabili com’erano alle esigenze degli imprenditori che sovrintendevano alla loro redazione e vendita, e alle preferenze dei numerosi, colti acquirenti. A Lecce, la “piccola Napoli” della Provincia di Terra d’Otranto, la costruzione di un teatro stabile nel 1759 amplificò il già vivo fenomeno del collezionismo tra i notabili della città: dilettanti di musica, essi seguivano le novità dei cartelloni locali, romani e partenopei, e si procuravano copie dei pezzi più in voga. Le fonti che danno argomento a questo contributo rendono testimonianza di una spiccata attenzione riservata a Giovanni Paisiello: le sue opere, già presenti nelle prime stagioni del Teatro Nuovo leccese, sopravvivono nei fascicoli manoscritti delle raccolte gentilizie salentine. Attualmente conservate in uno dei principali fondi librari della città – la biblioteca Bernardini – la loro disamina ha permesso di tracciare gli interessi e i percorsi del gusto musicale in questo estremo lembo del Regno di Napoli alla fine del Settecento, mutamenti che si verificarono insieme con i rivolgimenti storici epocali da cui l’Europa era attraversata.

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Pubblicato

04/15/2025

Fascicolo

Sezione

Saggi