SIdM - Corsi musicologici

I CORSI MUSICOLOGICI NELLE UNIVERSITÀ
E NEI CONSERVATORI DI MUSICA:

Presentazione

La Società Italiana di Musicologia, per sua stessa natura e per gli obiettivi statutari che si prefigge (espressi dall'Articolo 2 dello Statuto), segue con attenzione propositiva gli assetti istituzionali, le modalità e i contenuti della formazione musicologica dei nostri studenti. A tal fine promuove numerose iniziative, convegni e pubblicazioni, dedicando agli insegnamenti musicologici un intero settore delle proprie attività. Nel 1994 pubblicava Le discipline musicologiche e l'università, un ampio dossier curato da Teresa M. Gialdroni (con una premessa di Agostino Ziino, allora presidente) dove si segnalavano i contributi apportati dalla SIdM all'orientamento degli studi universitari a partire dal 1978 e si suggerivano nuove prospettive in base a una capillare indagine estesa a tutti gli atenei italiani, e aggiornata all'a. a. 1993-1994, sugli insegnamenti di interesse musicologico allora attivi o da attivare.
Come responsabile del settore Insegnamenti musicologici, ho ritenuto che fosse giunto il momento di effettuare una nuova ricognizione sui corsi tenuti nelle nostre istituzioni, includendo i conservatori di musica. Lo richiedevano, per gli atenei, l'incremento delle discipline musicologiche e dei corsi musicologici attivati da un decennio a questa parte nonché il nuovo assetto formativo determinato nel frattempo dalla riforma universitaria con l'adozione dei percorsi di primo e di secondo livello (D.M. 509/99); per i conservatori di musica, la recente ristrutturazione in percorsi autonomi (corsi di diploma in Musicologia) di corsi precedentemente consolidati come specifici indirizzi dei corsi di Composizione sperimentale (Milano e Roma) nonché i nuovi corsi sperimentali autorizzati dall'a. a. 2000-2001(primo livello) e dall'a. a. 2004-2005 (secondo livello) in previsione dei nuovi ordinamenti didattici, tuttora in fase di definizione, conseguenti alla riforma delle accademie e dei conservatori (L. 508/99).
A fronte delle innovazioni e delle modifiche che si rilevano, anno per anno, nell'offerta formativa delle università, e considerato l'alto tasso di variabilità delle sperimentazioni alle quali è demandata la musicologia nei conservatori, la pubblicazione in rete è l'unica modalità praticabile per offrire informazioni e opportunità di confronto quanto possibile aggiornate.
La raccolta dei dati che rendiamo disponibili è stata effettuata a partire dall'archivio telematico messo a punto dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca (http://offf.miur.it ), che rimanda ai siti predisposti dalle singole istituzioni. Si è poi provveduto alle necessarie integrazioni, grazie alla collaborazione di soci e di colleghi impegnati nella docenza. Per ogni corso si forniscono schede sintetiche contenenti il rimando alla corrispondente sede di attivazione, dove gli interessati potranno reperire informazioni più estese e dettagliate. L'organizzazione del materiale, curata per il sito web da Nicola Tangari, prevede quattro sezioni: i corsi musicologici nelle università, i corsi musicologici nei conservatori, tabella topografica, links. Per gli insegnamenti musicologici nelle università abbiamo adottato un criterio sistematico secondo la Classe di appartenenza (5, 13, 14, 23 e 51/S). Sono stati presi in considerazione soltanto i curricula musicali e musicologici specifici, escludendo i corsi di laurea che presentano insegnamenti per lo più unici e isolati di Storia della musica. Per i conservatori, tenuto conto della nuova normativa in via di definizione, abbiamo limitato le schede ai trienni superiori di Musicologia e di Etnomusicologia nonché al biennio di specializzazione talora afferente all'indirizzo tecnologico. La tabella topografica consente di individuare le sedi dei corsi regione per regione. Dal confronto con l'offerta formativa universitaria, come veniva registrata nel 1994, e con i corsi del vecchio ordinamento tuttora vigente nei conservatori, il quadro disciplinare appare notevolmente arricchito. Vi è inoltre inclusa, in varia misura, l'applicazione delle tecnologie informatiche. Le recenti programmazioni di laboratori, stages e tirocini forniscono apprezzabili integrazioni pratiche alla formazione teorica e tecnica impartita con i metodi tradizionali.
Negli atenei una formazione musicologica di base viene garantita da diversi corsi triennali ormai distribuiti su tutto il territorio nazionale. Oltre al corso di laurea in Musicologia (l'unico con questa denominazione rimane quello autorizzato nel 1979 presso la Scuola di Paleografia e Filologia musicale di Cremona annessa all'Università di Pavia) si segnalano i corsi di laurea in Beni musicali, un indirizzo afferente, come la laurea in Musicologia, alla Classe 13 (Scienze dei beni culturali), ma anche molti dei corsi che, con varie denominazioni, rimandano alle lauree in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo (Dams) o in Tecniche artistiche e dello spettacolo (Tars), afferenti alla Classe 23 (Scienze e tecnologie delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda). Qualche dato statistico dimostra che il numero dei corsi istituiti è oggi considerevolmente aumentato: a fronte dei corsi di laurea dell'a. a. 1993-1994 - due Dams, Bologna e Calabria, mentre Palermo era in attesa di autorizzazione, e quattro corsi di laurea in Conservazione dei beni culturali, indirizzo Beni musicali - e limitando le nostre osservazioni ai curricula che prevedono almeno tre moduli in discipline di interesse musicologico, i Dams-Tars sono oggi quindici, e dieci le lauree in Beni musicali.
A questi si aggiungono altri due corsi di laurea in Letteratura, musica e spettacolo - curriculum Musica e spettacolo - e in Scienze e tecnologie della comunicazione musicale che, sebbene afferenti a classi diverse da quelle sopra riportate (rispettivamente Classe 5 e Classe 14), presentano un curriculum specificamente orientato ai settori della musica, dell'etnomusicologia e dello spettacolo ovvero delle tecnologie informatiche musicali.
In generale appare consolidata la tendenza ad ampliare il ventaglio disciplinare, incrementando gli insegnamenti sistematici (come drammaturgia musicale, estetica musicale, etnomusicologia, teoria e tecniche del linguaggio musicale, acustica musicale, organologia, iconografia musicale, bibliografia, biblioteconomia e archivistica musicale, discografia e videografia musicale, documentazione informatica dei beni musicali, ecc.) che si affiancano alle discipline di taglio storico tradizionale, per una formazione di base più articolata.
La recente istituzione dei corsi biennali di lauree specialistiche, riconoscendo alla musicologia e ai beni musicali una propria Classe (51S), rappresenta un notevole passo avanti per l'acquisizione di professionalità specifiche e al tempo stesso diversificate.
Per quanto riguarda gli insegnamenti musicologici nei conservatori, l'interesse del nostro settore è rivolto, oltre che ai corsi qui segnalati, alle altre recenti sperimentazioni d'indirizzo interpretativo-compositivo ove sono previste, in misura più o meno consistente, discipline d'ambito musicologico. Nell'insieme si osserva, accanto al necessario aggiornamento dei programmi, l'arricchimento dei piani di studio che prestano una considerevole attenzione alle discipline storico-estetiche, allo studio delle fonti, alla semiografia musicale, all'analisi musicale, alle nuove tecniche informatiche applicate alla musica. Attualmente il conservatorio rilascia, al termine del triennio superiore, il diploma accademico di primo livello (D.M. 8 ottobre 2003) e, con il biennio di specializzazione, il diploma accademico di secondo livello (D.M. 8 gennaio 2004). All'entrata in vigore del regolamento sull'autonomia didattica e dei relativi decreti attuativi previsti dalla riforma, molti di questi corsi forniranno contributi importanti alla definizione dei futuri percorsi formativi di ordinamento.
Rimangono casi isolati le auspicate forme di collaborazione tra conservatori e università per i corsi triennali (come Vicenza e Venezia: Tradizioni musicali extraeuropee o Perugia: Beni musicali); più frequenti le collaborazioni sotto forma di master, seminari e cicli di lezioni.
Ci auguriamo che questa iniziativa sia di pubblica utilità, non solo fonte di informazioni ma anche apertura al confronto e alla collaborazione tra le nostre istituzioni e tra queste e la Società per il futuro dei nostri studi musicali e musicologici. Oggi più che mai la SIdM deve assumere la funzione di raccordo tra le diverse istituzioni e contribuire ad avvicinare tra loro le sfere dell'attività artistico-professionale e della riflessione storica e scientifica, in considerazione della nuova dimensione europea e dei grandi cambiamenti, tuttora in corso, dei nostri assetti istituzionali. Lo richiede altresì, nel concerto europeo, lo straordinario patrimonio di opere, tradizioni e attività musicali del nostro Paese. Del resto, se è vero che le istituzioni, ognuna nella propria autonomia e utilizzando le forze di cui dispone, possono organizzare i percorsi formativi che ritengono opportuni, è anche vero che i collegamenti e le collaborazioni tra diverse realtà culturali permettono nuove prospettive di studio e proficue, vicendevoli integrazioni.
Licenzio questa prima fase ricognitiva con qualche apprensione per gli eventuali errori e omissioni, dei quali mi scuso in partenza. Sarò grata a tutti coloro che vorranno farmi pervenire informazioni, correzioni e commenti. Avvalendomi della collaborazione del webmaster e della redazione, mi impegno a seguire il continuo divenire degli eventi per fornire gli aggiornamenti necessari. Sarà anche opportuno includere, in un secondo tempo, i dottorati di ricerca e i corsi di interesse musicologico tenuti nelle università pubbliche non statali. Nessun motto si adatta meglio a questo programma per la rete del 'facile inventis addere' di Orazio.
Ringrazio il Presidente Bianca Maria Antolini per aver accolto e sostenuto il progetto; Nicola Tangari e le redattrici Rosanna Peciccia e Valentina Marangi che hanno attentamente contribuito a realizzarlo; i colleghi del comitato consultivo del settore, Biancamaria Brumana, Saverio Franchi e Renato Meucci per i loro suggerimenti; Andrea Dozi che ha provveduto, con prezioso spirito di collaborazione, a reperire tutti i dati dall'archivio telematico del Ministero, organizzandoli in un dossier di più agevole consultazione, aggiornato all'a. a. 2003-2004; infine Giovanni Acciai, Cecilia Campa, Maria Caraci, Marinevi Massaro, Marco Giuliani, Roberto Giuliani, Gabriele Moroni, Enrico Perigozzo, Franco Piperno, Egidio Pozzi, Federico Vizzaccaro per le informazioni che mi hanno gentilmente fornito.

Ala Botti Caselli
responsabile del Settore
Insegnamenti musicologici
Roma, febbraio 2005