Principale scopo di questo studio è quello di fornire alcune considerazioni sull'attività di Claudio Merulo come editore musicale indipendente
(1566-1570). Dapprima sono offerti due documenti inediti, in grado di chiarire alcuni particolari della fase che prelude
all'avvio dell'officina editoriale del musicista: in particolare, i rapporti con lo stampatore Girolamo Callegari e con Antonio
Merulo, nipote di Claudio. L'analisi della produzione editoriale di Merulo è affrontata poi a partire da una ricognizione dei
36 titoli attualmente conosciuti, valutati nel quadro del complesso problema rappresentato dalla dispersione della produzione
libraria tardorinascimentale. Questo spoglio permette di mettere a fuoco la politica editoriale di Merulo. Affiorano così le linee di
un progetto ambizioso, che riflette la tensione squisitamente umanistica del suo ideatore, e le sue relazioni con importanti musicisti
(come Orlando di Lasso o Costanzo Porta) e mecenati (come Guglielmo Gonzaga). In un contesto editoriale caratterizzato dalla posizione
dominante di Gardano, le condizioni politico-economiche del 1569-70 costringono Merulo ad abbandonare l'attività di editore. È tuttavia
possibile che tutti i libri stampati con i caratteri di Merulo dopo la chiusura della sua casa editrice siano frutto della sua collaborazione con altri editori.
Lo studio è corredato da due appendici: nella prima è fornita una lista dei volumi prodotti da Merulo tra il 1566 e il 1570;
nella seconda, è fornito un elenco delle edizioni musicali prodotte con i materiali tipografici del musicista (in particolare da
Giorgio Angelieri, eredi Rampazetto, Giacomo
Vincenti) dopo la chiusura della sua casa editrice.
This study presents some considerations relative to Claudio Merulo's activity as an independent music publisher
(1566-1570). Thanks to two documents hitherto unknown it has been possible to clarify several aspects of the period
preceding the opening of his publishing house, and in particular his relations with the printer Girolamo Callegari and with his nephew
Antonio Merulo. Merulo's editorial production is then analysed, beginning with the 36 titles already known, in the context
of the complex problem presented by the dispersion of the late-renaissance book production. This examination made it possible
to focalize Merulo's editorial policy. As a result, the outlines of an ambitious project emerged which reflected Merulo's humanistic
approach and his relations with important musicians (for instance, Orlande de Lassus, Costanzo Porta) and patrons (like Guglielmo Gonzaga).
In the world of publishing, marked by the dominating position of the Gardano family, the economic recession of 1569-70 which
became even more serious after the beginning of the conflict between Venice and the Ottoman Empire forced Merulo to abandon his
editorial activity. Until 1575 he collaborated with the printer Giorgio Angelieri. It is possible however that all the books printed with Merulo's
types after the closure of his publishing house were the fruit of his collaboration with other publishers.
The study is completed by two appendices: the first, a catalogue of the volumes published by Merulo between 1566 and 1570; the
second, a list of the titles printed by other publishers after the closing of Merulo's publishing house utilizing his types (in particular Giorgio
Angelieri, the heirs of Rampazetto, Giacomo Vincenti) .
Il trattato di Francesco Bianchini, De tribus generibus instrumentorum musicae veterum organicae dissertatio (Roma, Amidei, 1742)
è il risultato ultimo di un progetto che partì ben quarant'anni prima in circostanze inusitate. Appena eletto (1700), papa Clemente xi
dispose il restauro della navata centrale di San Giovanni in Laterano e, fra le varie opere da realizzare, progettò la raffigurazione di dodici
angeli musicanti. All'esperto Bianchini (nominato nel 1703 Presidente delle antichità di Roma) venne commissionata una ricerca per capire
quali potessero essere i dodici strumenti musicali antichi più adatti ad essere raffigurati in mano agli angeli. Bianchini scrisse dunque una
Dissertazione ed ammaestramenti sugli strumenti musicali da dipingersi in San Giovanni in Laterano: il manoscritto
è conservato presso la Biblioteca Vallicelliana di Roma e costituisce il primo nucleo del futuro trattato. Per motivi ignoti, il progetto
dei dodici angeli musicanti non andò a buon fine: al loro posto, sulle pareti della Basilica, verranno raffigurati più convenzionalmente
dodici profeti.
Bianchini tuttavia non accantonò la Dissertazione, anzi: decise di farne un libro. Ne ampliò il contenuto, ne modificò la stesura, inserì
delle tavole iconografiche accuratamente disegnate da lui stesso, tradusse il tutto in latino. Si possono ricostruire più versioni successive
dell'opera, grazie ai manoscritti bianchiniani conservati alla Biblioteca Capitolare di Verona. Altro materiale significativo è a Bologna (Civico
Museo Bibliografico Musicale), altro ancora si trova a Prato in un fondo privato.
Quando l'erudito morì (1721) il trattato non aveva ancora trovato la via della pubblicazione: la Dissertatio sugli antichi strumenti
musicali andò quindi alle stampe solo nel 1742, a spese del libraio romano Fausto Amidei. Tuttavia il confronto fra il contenuto di
tale volume e quello delle fonti manoscritte conservate a Verona e a Bologna mette chiaramente in luce l'azione di un anonimo revisore, il
quale non si limitò a pochi interventi di redazione, ma aggiornò il testo, aumentò i riferimenti bibliografici e inserì paragrafi del tutto nuovi
imprimendo all'opera un contributo determinante. È assai probabile identificare il responsabile di tali cambiamenti in Giuseppe Bianchini,
nipote di Francesco e noto storico della Chiesa.
The treatise of Francesco Bianchini, De tribus generibus instrumentorum musicae veterum organicae dissertatio (Rome,
Amidei, 1742) is the conclusive result of a project which originated at least forty years earlier in unusual circumstances. Pope Clemente xi,
no sooner elected (1700), ordered the restoration of the central nave of San Giovanni in Laterano and, among the various works to be realized,
planned the representation of twelve angels playing musical instruments. The expert Bianchini (who had been nominated «Presidente delle Antichità
di Roma» in 1705) was commissioned to carry out a research into the identity of the twelve most appropriate antique musical instruments to be
portrayed in the hands of the angels. Bianchini consequently wrote a Dissertazione ed ammaestramenti sugli
strumenti musicali da dipingersi in San Giovanni in Laterano: the manuscript is preserved in the Biblioteca Vallicelliana at
Rome and represents the core of the future treatise. For unknown reasons, the project of the twelve angelic musicians was never
realized; instead twelve prophets were portrayed on the walls of the Basilica.
Bianchini did not however shelve his Dissertazione; on the contrary, he decided to make a book out of it. He increased the content,
made editorial modifications, inserted iconographic plates which he himself designed and translated the whole into Latin. Subsequent
versions of the original work can be reconstructed thanks to the Bianchini manuscripts preserved in the Biblioteca Capitolare of Verona.
Further indicative material is to be found at Bologna (Civico Museo Bibliografico Musicale) as well as at Prato in a private fondo.
On the death of the erudite scholar (1729), the treatise had not yet been published: the Dissertatio on antique musical instruments, in fact,
only went to press in 1742, paid for by the Roman bookseller, Fausto Amidei. Nevertheless, the comparison between that volume and the
manuscript sources of Verona and Bologna definitely reveals the work of an anonymous reviser who did not limit himself to a few editorial
interventions, but brought the text up to date, augmented the bibliographic references and inserted totally new paragraphs contributing
significantly to the work. It is very probable that the hand responsible for these alterations was that of Francesco Bianchini's nephew,
Giuseppe, who was a well-known historian of the Church.
Oggetto di questo saggio è una raccolta di quarantacinque libretti di «Componimenti sacri per musica da cantarsi nella chiesa della Congregazione
di S. Filippo Neri di Genova», appartenenti ad una collezione privata (Genova, Studio Il Grechetto). Questi libretti, di cui diciotto sono sconosciuti
ai repertori e la cui datazione è compresa fra il 1736 e il 1749, costituiscono l'occasione per presentare alcuni documenti inediti, delineare la storia della
musica presso i filippini di Genova e offrire una serie di osservazioni relative alle attività musicali della congregazione genovese per tutto il secolo xviii.
Se le prime generiche notizie compaiono infatti a partire dal 1645, è grazie al lascito di fine Seicento della nobile genovese Maria Brigida Franzoni Spinola,
che la congregazione può realizzare regolari stagioni di «oratori notturni in musica» nel periodo 'invernale', compreso tra la festa di Tutti i Santi e la Pasqua
di Resurrezione.
Data la quasi totale perdita delle musiche, la storia dell'attività dell'oratorio genovese è al momento ricostruibile essenzialmente attraverso i libretti a stampa.
Dal loro studio apprendiamo che solo una parte del repertorio ascoltato è di autore genovese (Benedetto Leoni, Matteo Bisso, Luigi Cerro e Luigi Degola)
o attivo in città (il lucchese Pietro Vincenzo Chiocchetti) e che, talvolta, nella scelta dei contenuti sono presenti riferimenti all'ambiente cittadino: ricordiamo
l'accenno all'Arcadia genovese, con l'introduzione tra i personaggi del poeta Pompeo Figari, e a Caterina Fieschi Adorno, la santa genovese la cui devozione
era sentita in modo particolare dai Filippini e dall'intera cittadinanza.
L'esame del repertorio librettistico e della documentazione rintracciata consente inoltre di accennare ai rapporti avuti con le altre case filippine, ed
in particolare con quella di Roma. Lo attesta l'omogeneità delle feste celebrate e degli argomenti trattati (spesso comuni anche agli oratori non filippini)
che consentiva di riproporre gli stessi componimenti in anni successivi e farli circolare tra le varie congregazioni. L'indagine condotta sui quarantinque
libretti e il confronto con altri che è stato possibile esaminare ha consentito poi di riconoscere la stessa composizione in oratori apparentemente diversi.
Talvolta il confronto con la produzione non genovese ha portato ad attribuire o a confermare l'attribuzione della paternità di alcuni testi, adespoti nei
libretti pubblicati a Genova; mentre la migrazione dei vari componimenti rende verosimile la possibilità di considerare genovesi anche le partiture utilizzate
e conservate in altre città, come quelle di Chiocchetti e Bisso appartenenti al fondo musicale della chiesa della Consolazione di S. Maria della Fava di Venezia.
Al saggio seguono due appendici tra loro complementari: il Catalogo dei quarantacinque libretti, corredato dell'indicazione dei personaggi e dell'incipit
testuale, e l'elenco degli oratori promossi dalla Congregazione di S. Filippo Neri di Genova nel Settecento, corredato dei soli personaggi. Chiudono il lavoro
l'indice degli incipit, dei titoli e dei nomi, con i rinvii alle schede dell'appendice i e dell'appendice ii.
The subject of this paper is the collection of forty-five libretti of «Sacred compositions set to music to be sung in the church of the
Congregation of S. Filippo Neri of Genoa», part of a private collection (Genoa, Studio Il Grechetto). These libretti, eighteen of which
are not to be found in any repertoire and whose dating falls between 1736 and 1749, provide the opportunity to present some hitherto
unknown documents, to outline the musical traditions of the Philippines of Genoa and to offer a series of observations relative to the
musical activity of the Genoese Congregation during the eighteenth century. If in fact the first general information dates from 1645, it is thanks
to the legacy at the end of the seventeenth century of the Genoese gentlewoman Maria Brigida Franzoni Spinola that the Congregation was
able to realize regular seasons of «nocturnal oratories with music» during the 'winter' period, from All Saints' Day to Easter.
Given the almost total loss of the music, the history of the activity of the Genoese Oratory is for the moment primarily reconstructable by
means of the printed libretti. By examining them we learn that only a part of the repertoire heard was the work of either a Genoese author
(Benedetto Leoni, Matteo Bisso, Luigi Cerro, Luigi Degola) or an author resident in that city (for instance, Pietro Vincenzo Chiocchetti of
Lucca) and that occasionally, in the selection of the contents, there are references to the city milieu: for instance the allusion to the Arcadia
of Genoa, mentioning among the personalities the poet Pompeo Figari, and to Caterina Fieschi Adorno the Genoese saint to whom the
Philippines and the whole city were particularly devoted.
In addition, examination of the booklets' repertoire and of the retraced documentation has enabled us to indicate the relations with other
Philippine houses, and in particular that of Rome. This is evidenced by the uniformity of the festivals celebrated and of the topics dealt with
(frequently common also to non-Philippine oratories) which makes conceivable the reintroduction of the same compositions in successive
years and the circulation of these among the various congregations. The investigation carried out on the forty-five booklets, and the comparison
with others that were available for study, made it possible to recognize the same composition in apparently different oratories.
Sometimes the comparison with non-Genoese production led to the attribution, or confirmation of the attribution, of the paternity of some texts,
anonymous in the libretti published at Genoa, while the migration of the various compositions rendered likely the possibility of considering
Genoese also the scores used and preserved in other cities, like those of Chiocchetti and Bisso lodged in the music fondo of the church of the
Consolazione di S. Maria della Fava of Venice.
At the end of the paper there are two mutually complementary appendices: first, a catalogue of the forty-five booklets, completed by the
indication of personalities and verbatim incipits; secondly, a list of the oratories promoted by the Congregation of S. Filippo Neri of Genoa
in the eighteenth century, mentioning only the personalities. Finally, an index of the incipits, the titles and the names, with cross-references to
Appendices i and ii.
Agnese, rappresentata per la prima volta a Parma nel 1809, fu certamente l'opera di maggior successo di Ferdinando Paër.
Dramma semiserio in due atti su libretto di Luigi Buonavoglia, tratto dalla novella inglese di Amalia Opie The Father and the Daughter (1801),
Agnese, il cui tema centrale è costituito dalla follia di un padre abbandonato dalla figlia, fu l'unica opera del compositore parmigiano ad essere rappresentata
nei maggiori teatri di tutto il mondo (dall'Italia alla Germania, da Londra a Parigi, da Mosca e San Pietroburgo fino a Santiago del Cile e Città del Messico)
fin verso la metà degli anni '40 dell'Ottocento. La ricerca musicologica è già a conoscenza del fatto che esistono almeno due versioni dell'opera, ovvero
quella originale del 1809 per Parma e quella rielaborata dall'autore nel 1819 per il Théâtre Italien parigino. Ciò che tuttavia ancora non si conosce con
precisione è l'importanza e l'entità dei rimaneggiamenti effettuati nel 1819 sulla partitura e sul libretto. Sulla base dell'analisi dettagliata di cinque fonti
importanti la partitura autografa, il libretto della prima parmigiana del 1809, il libretto della prima parigina del 1819, e due copie manoscritte della
partitura corrette dallo stesso Paer, una attorno al 1810, l'altra verso il 1826 quest'articolo riconosce le varianti introdotte nella partitura da Paer
stesso e ricostruisce le versioni dell'opera allestite direttamente dall'autore: così si è potuto stabilire che, oltre alle due versioni del 1809 e del 1819,
Paër elaborò anche una terza versione di Agnese, presentata nel 1824 sempre al Théâtre Italien parigino. Inoltre, grazie alle varie fonti, abbiamo potuto
individuare e riportare alla luce la musica, finora sconosciuta, dei nuovi numeri che Paer aggiunse e integrò per le versioni parigine.
L'articolo costituisce il
punto di partenza per la preparazione di un'edizione critica dell'opera contenente tutte le varianti individuate.
«Agnese», performed for the first time at Parma in 1809, was without doubt Ferdinando Paër's most successful opera.
An opera semiseria in two acts to the libretto of Luigi Buonavoglia, based on the short story of the English authoress Amalia
Opie The Father and the Daughter (1801), Agnese (whose central theme was the madness of a father abandoned by his daughter),
was the only opera of the Parmesan composer to be performed in the leading theatres of the world (from Italy to Germany, from London to
Paris, from Moscow and St. Petersburg to Santiago de Chile and Mexico City) right up to the middle of the '40s of the nineteenth century.
Musicological research has already discovered the existence of at least two versions of this opera: the original of 1809 for Parma and a version
revised by the composer in 1819 for the Théâtre Italien in Paris. What however is not yet known with precision is the importance and the extent
of the reworking of the score and the libretto carried out in 1819. On the basis of a detailed analysis of five important sources the autograph
score, the libretto of the Parma première of 1809, the libretto of the Paris performance of 1819, and two manuscript copies of the score as
corrected by Paër one around 1810 and the other towards 1826 the present article identifies the variations introduced in the score by Paër
himself and reconstructs the versions of the opera which were staged directly by the composer; in this way it was possible to establish that, in
addition to the two versions of 1809 and 1819, Paër arranged a third version of Agnese which was performed in 1824, always at the Théâtre
Italien in Paris. Furthermore, thanks to various sources, we have been able to identify and bring to light the music, hitherto unknown, of the
additional numbers which Paër integrated in the Paris version.
The present article represents the starting point for the preparation of a critical edition of the opera which will include all the identified variations.
Nell'ambiente musicale bolognese del primo Ottocento, Francesco Sampieri era conosciuto dai suoi contemporanei per l'attività di musicista e
compositore (riuscì a mettere in scena sette melodrammi nei vari teatri d'Italia e con l'ultima rappresentazione, nel 1827, del Pompeo in Siria,
presso il Teatro Comunale di Bologna, il marchese decise di abbandonare le scene), ma soprattutto per i legami con la Società del Casino di Bologna.
All'interno di questa sorta di circolo culturale, a cui appartenevano soci di alto lignaggio e all'interno del quale si svolgevano diverse attività ricreative,
fu assegnato al marchese il compito di organizzare gli intrattenimenti musicali. E nel 1810 venne nominato direttore della sezione musicale, carica che
mantenne fino alla vigilia della sua morte. Durante la sua lunga attività Sampieri riuscì a costruire una fitta rete di contatti con musicisti, editori, impresari
e personalità legate al panorama musicale italiano.
Scopo di questa saggio è la presentazione del carteggio di Francesco Sampieri, costituito da 650 lettere scritte da vari mittenti al marchese,
che insieme alla raccolta musicale che va dal XVIII al XIX secolo, tra cui la produzione sacra e teatrale dello stesso Sampieri, costituisce il Fondo
Sampieri, oggi conservato presso la sezione musicale della Biblioteca Palatina di Parma. L'epistolario, tenuto conto delle sole lettere di interesse
musicale, presenta una grande quantità di notizie sulla vita e sulle composizioni del marchese, sulla sua attività presso il Casino di Bologna, sullo
sviluppo dei rapporti con casa Ricordi e molte informazioni sull'opera italiana del primo Ottocento. In particolare in quest'ultima sezione sono state
inserite integralmente alcune lunghe e interessanti lettere scritte da Sebastiano Conti Castelli a Francesco Sampieri, relative alla prima rappresentazione
della Matilde di Shabran di Rossini. Attraverso queste fonti e con le integrazioni delle cronache dell'epoca è stato possibile ricostruire fatti e
avvenimenti altrimenti di difficile comprensione, avvenimenti che hanno segnato il tessuto socio-culturale del primo Ottocento musicale italiano.
In appendice, viene offerto l'elenco dei corrispondenti di Sampieri, con la collocazione e la datazione delle lettere.
In the musical circles of Bologna at the beginning of the nineteenth century Francesco Sampieri was well-known by
his contemporaries for his activity as musician and composer: he succeeded in having seven operas presented in various Italian
theatres until, with the last performance of Pompeo in Siria at Bologna's Teatro Comunale in 1827, the marquis decided to turn
his back on the stage. He was known even more for his connection with the Società del Casino of Bologna, a sort of cultural club
whose members were all aristocratic and where recreational activities of various kinds were arranged: the marquis in fact was
entrusted with the task of organizing musical entertainments, while in 1810 he was appointed director of the music sector, a position he held
up to the eve of his death.
During this lengthy period of activity Sampieri succeeded in creating a profuse network of contacts with musicians, publishers, impresarios
and personalities connected with music in Italy.
The subject of this paper is the epistolary of Francesco Sampieri, consisting of 650 letters written to the marquis by various
correspondents which, together with the collection of music (which stretches from the xviii to the xix century and includes the
sacred and theatrical works of Sampieri), forms the Fondo Sampieri, preserved today in the music section of the Biblioteca
Palatina of Parma. The epistolary, taking into account solely the letters of musical interest, provides a vast quantity of information
on the life and compositions of Sampieri, on his activity at the Bologna Casino, on the development of his relations with the music
publisher Ricordi and, even more, on Italian opera at the beginning of the nineteenth century. In particular, in the last-named section,
long and interesting letters have been included, unabridged, written by Sebastiano Conti Castelli to Francesco Sampieri in connection
with the first performance of Rossini's Matilde di Shabran. Through these sources integrated with the news reports of that time, it has
been possible to reconstruct facts and events otherwise obscure, events which have marked the socio-cultural fabric of Italian music at
the beginning of the nineteenth century.
The appendix gives a list of Sampieri's correspondents together with the location and date of the letters.
La ricerca ha preso avvio dall'elenco degli Autografi di Antonio Bazzini offerti dalla sig.ra Tina Bazzini alla Società Concerti contenuto
nel Catalogo / Musica / Società Concerti Compilato per cura di F. Pasini / Maggio 1897. L'elenco comprende 23 pezzi (dalla partitura della
Turanda, a quella della Francesca da Rimini, alle parti di composizioni violinistiche, in gran parte manoscritti autografi). Il registro è attualmente
conservato presso la Biblioteca del Conservatorio Luca Marenzio di Brescia, insieme alla musica appartenuta alla Società dei Concerti che ha trovato
sistemazione nel Fondo prezioso della Biblioteca. Di questi autografi si era persa la traccia. Per fare l'esempio più clamoroso, della Turanda (l'opera di
Bazzini rappresentata alla Scala nel 1867) rimane, a Brescia, soltanto una partitura incompleta autografa in lapis ma non è più reperibile la Partitura per
Orchestra e Canto in 4 Parti che apre l'elenco di Pasini. In un recente sopralluogo alla Biblioteca del Conservatorio di Milano, nei faldoni di un Dono
Sartori, quasi tutta la musica dell'elenco è ritornata alla luce. Il Dono Sartori consta di 7 faldoni, alcuni con etichetta che ne descrive sommariamente il
contenuto (Opere numerate Op.1-39; Opere numerate Op.40-82; Musiche sacre per la Pace 1837-38): oltre a molta musica (non soltanto quella della
Società dei Concerti), anche numerose fotocopie di lettere (trascritte da Sartori nel suo volume, nella parte dedicata al carteggio), alcune lettere originali,
qualche ritratto.
Accanto a questa importante raccolta, si segnalano nuove scoperte di manoscritti e autografi bazziniani conservati in vari archivi musicali di Brescia (il Fondo
prezioso del Conservatorio, l'Archivio Musicale della Basilica delle Grazie, il cosiddetto Fondo Chimeri). Il saggio si completa con una panoramica sulle
perdite subite, nel tempo, da vari fondi musicali bresciani, aprendo una riflessione sulla loro difficile tutela.
Grazie questi ritrovamenti è stato possibile fornire in appendice un aggiornamento del catalogo stilato da Sartori, integrando le localizzazioni che lo
studioso non specifica, e aggiungendo le composizioni sacre giovanili del compositore bresciano, sconosciute a Sartori.
The research started with the list Autografi di Antonio Bazzini offerti dalla sig.ra Tina Bazzini alla Società Concerti contained in the
Catalogo / Musica / Società Concerti Compilato per cura di F. Pasini / Maggio 1897. The list includes 23 entries (from the score of
Turanda to that of Francesca da Rimini and the parts of compositions for violin) referring mainly to autograph manuscripts.
The above-mentioned catalogue can be found at present in the Library of the Luca Marenzio Conservatory of Brescia, together with
music belonging to the Società dei Concerti and stored in the Fondo prezioso of the Library. These autograph manuscripts had vanished
without trace, the most sensational 'loss' being that only an incomplete score, a pencil autograph, of Turanda (Bazzini's opera given at the
Scala in 1867) remained at Brescia while the Partitura per Orchestra e Canto in 4 Parti, which is the first entry in Pasini's catalogue, was no
longer to be found. In a recent search at the Library of Milan Conservatory, however, almost all the music catalogued was rediscovered in the
bundles of a bequest, the Dono Sartori. The Dono Sartori consists of 7 bundles, some with a label briefly describing the contents (Opere
numerate Op.1-39; Opere numerate Op.40-82; Musiche sacre per la Pace 1837-38); in addition to a great deal of music (not only that
of the Società dei Concerti), there are also numerous photocopies of letters (reproduced in Claudio Sartori's work in the section dedicated
to correspondence), some original letters, a few portraits.
Besides this important find, other Bazzini manuscripts and autographs were discovered in various music archives at Brescia (the Fondo
prezioso of the Conservatory, the Music Archive of Basilica delle Grazie, the so-called Fondo Chimeri). The paper concludes with an
overview of the losses experienced over the years by the various musical fondi of Brescia and examines the difficulties encountered in
conserving them.
Thanks to these discoveries it has been possible to give in appendix an updating of the catalogue drawn up by Sartori, identifying the
locations which the scholar does not specify and adding the juvenile sacred compositions which were unknown to Sartori.
A dispetto di una tradizione pianistica di modesto rilievo, il Piemonte (Torino, in particolare) ebbe nell'Ottocento e nel primo Novecento un
ruolo centrale nel settore della fabbricazione di strumenti a tastiera.
In attesa di un'indagine capillare sulle carte d'archivio riguardanti tanto i singoli costruttori quanto le istituzioni incaricate di conservare la
documentazione allegata alle richieste di concessione di privilegi, l'articolo fa il punto sulle ricerche compiute e sulla bibliografia sinora prodotta e
delinea il panorama produttivo torinese avvalendosi in particolare delle guide commerciali della città e delle pubblicazioni (cataloghi, relazioni,
giudizi ecc.) date alle stampe in occasione delle esposizioni periodiche (un osservatorio privilegiato, nel caso della capitale sabauda, data la quantità
di manifestazioni organizzate) e ricavandone informazioni in larga misura inedite sui principali fabbricanti (Berra, Marchisio, Aymonino, Roeseler,
Chiappo, Mola ecc.), sulla loro produzione, sul numero dei loro dipendenti, su materiali e macchine impiegati.
Corredano l'articolo un apparato iconografico che include strumenti e cataloghi appartenenti a collezioni private e sinora sconosciuti e due appendici
dedicate rispettivamente ai costruttori torinesi di pianoforti presenti alle esposizioni tenutesi in Italia e all'estero nell'Ottocento (con descrizione degli
strumenti esposti e stralci dei giudizi ricevuti) e ai fabbricanti e negozianti torinesi di pianoforti citati nelle guide commerciali della città fino al 1900 (con
ragione sociale e indirizzi).
In spite of a pianistic tradition of moderate importance, Piedmont (and in particular Turin) occupied a central role in the nineteenth
and early twentieth centuries in the sector of keyboard instrument manufacture. In default of a thorough survey of archive documents
regarding both the individual builders and the institutions responsible for preserving the documentation attached to the applications for
the granting of privileges, the present article describes the completed research studies and the bibliography produced to date, outlining
the productive panorama of Turin and consulting in particular the trade directories of the city and the publications (catalogues, reports,
criticisms, etc.) printed on occasion of the periodical exhibitions (an invaluable source in the case of the House of Savoy's capital, given the
abundance of organized events) and extracting information, to a great extent unknown, regarding the principal manufacturers (Berra, Marchisio,
Aymonino, Roeseler, Chiappo, Mola, etc.), their production, the number of their employees, the materials and equipment used.
The article is completed by iconographic material, which includes keyboard instruments and catalogues from private collections up to now unknown,
and by two appendices dedicated respectively to Turin manufacturers of pianos exhibited in Italy and abroad during the nineteenth century (with a
description of the instruments and excerpts of the judgements expressed) and to the manufacturers and dealers of pianos cited in the trade directories
of the city up to 1900 (together with name and address).
Il saggio espone i risultati di una ricerca negli inventari del mobilio delle residenze di casa Savoia, per individuare la presenza di strumenti a tastiera. Le notizie tratte dagli inventari settecenteschi sono scarse; invece sono più rilevanti i dati risultanti dalla ricerca per il xix secolo. Nelle residenze sabaude di Palazzo Reale, Palazzina di Stupinigi, Castello di Racconigi (Cuneo), Castello di Moncalieri è stata così documentata la presenza, nell'Ottocento, di numerosi pianoforti, e di alcuni si è potuta accertare la provenienza: piemontese (Alovisio), viennese (Knam, Janssen, Tomaschek), francese (Erard, Pleyel). Gli inventari forniscono inoltre, in alcuni casi, una descrizione degli strumenti menzionati. Infine, il saggio segnala tre strumenti tuttora esistenti, legati al castello di Racconigi: uno di essi, un pianoforte a tavolo di Knam, presenta molte analogie con alcuni strumenti citati negli inventari.
******The paper relates the results of research into the furniture inventories of the residences of the House of Savoy, undertaken to identify the keyboard instruments present. The information gathered from the eighteenth-century inventories was limited; however, the data collected from those of the nineteenth century were more significant. The presence of numerous pianos in the Savoy residences of Palazzo Reale, Palazzina di Stupinigi, Castello di Racconigi (Cuneo), Castello di Moncalieri in the nineteenth century was thus documented and it was also possible to establish the provenance of some of them: Piedmontese (Alovisio), Viennese (Knam, Janssen, Tomaschek), French (Erard, Pleyel). Furthermore, in some cases, the inventories gave a description of the instruments mentioned. In conclusion, the paper indicates three instruments which are still to be found at the castle of Racconigi, one of which, a square piano, is very similar to some of the instruments listed in the inventories.