Societa` Italiana di Musicologia - Andrea Stefano Fioré (1686-1732) e la musica del suo tempo: convegno di studi

convegno di studi

Di quel sguardo fatal” Andrea Stefano Fioré (1686-1732) musicista dal “vasto talento”

Pella (NO), Scuola elementare, via Zanotti
sabato 26 e domenica 27 luglio 2008

organizzato da

Ensemble Isabella Leonarda e Armonie sul lago


con il patrocinio di

Società Italiana di Musicologia e Regione Piemonte


con la collaborazione di

Istituto per i Beni musicali in Piemonte e Comune di Pella




Programma.



Resoconto

A Pella (NO) sul Lago d'Orta ormai da tre anni si svolge un apprezzato festival di musica e danza intitolato "Armonie sul lago". Rispetto alle precedenti edizioni, quest'anno l'iniziativa, voluta dall'Ensemble Isabella Leonarda di Novara, si è arricchita di un convegno di studi incentrato sulla figura di Andrea Stefano Fiorè («Di quel sguardo fatal». Andrea Stefano Fiorè (1686-1732) musicista dal «vasto talento») e ideato con il patrocinio della Regione Piemonte e la SIdM, in collaborazione con l'Istituto per i beni musicali in Piemonte e il Comune di Pella.

Tra il pomeriggio del 26 e la mattina del 27 luglio si sono succeduti sette interventi che hanno avuto come suggello ideale il concerto del 26 dedicato interamente al musicista milanese. Ampia la presenza delle autorità politiche che in apertura di lavori hanno voluto concretamente significare l'interesse e il sostegno all'iniziativa e altrettanto rilevante e diversificata la tipologia degli interventi.

Ad aprire i lavori della I sessione condotta da Sabrina Saccomani è stato Sergio Balestracci (Una vita al servizio del re), che ha ripercorso l'intera parabola creativa di Fiorè puntualizzando e precisando aspetti relativi soprattutto all'attività in ambiente piemontese. Mariateresa Dellaborra ha tracciato la carriera teatrale di Fiorè tra Milano e Torino confrontando le varie redazioni dei libretti delle 'prime' rappresentazioni e rilevando le peculiarità di alcune. Alla produzione vocale da camera si è rivolto l'intervento di Sara Dieci nell'obiettivo di inserire il maestro di cappella sabaudo nel risvegliato dibattito sulla cantata ed esporre alcuni casi di committenza e diffusione. Circa una decina i brani da camera oggi conosciuti che non siano estrapolati da melodrammi; una cantata presente a Bologna - la stessa che ha offerto il titolo al convegno - inclusa in una silloge offerta alla Principessa Amalia d'Este e quattro brani conservati nella Biblioteca del Sacro Convento di Assisi. Questi ultimi sono pervenuti per mezzo di Francesco Antonio Benedetti, che operò a Torino in diverse occasioni. La riflessione sulla antologizzazione di composizioni diverse per struttura e sulla loro valenza didattica ha portato a considerare i valori di questo oggetto poetico-musicale nella sua fase più matura.

Il mattino seguente, con il coordinamento di Sergio Balestracci, Piero Gargiulo e Alberto Magnolfi hanno relazionato a quattro mani sul Miserere di Fiorè. Dopo un breve excursus sull'attività di Fiorè e sulla produzione sacra, Gargiulo ha esaminato le ipotesi di datazione per il Miserere, anche alla luce di un ritratto conservato a Bologna (in cui l'autore è effigiato con un rotolo di fogli relativi alla partitura del Miserere). Magnolfi ha messo in evidenza come il Miserere risulti composto secondo un pensiero di tipo ormai classicistico. Se ancora infatti il testo letterario è intonato nel suo lineare decorso e alcune parole o immagini vengono rappresentate attraverso madrigalismi, emerge dal punto di vista strettamente musicale un disegno autonomo dell'opera, aprioristicamente concepito dall'autore e realizzato stabilendo alcuni punti fermi (numero delle sezioni, percorso armonico, momenti cadenzali più importanti). Giancarlo Marchisio, dopo aver descritto la collocazione fisica dei fondi della Cappella regia e della Cappella dei Cantori all'interno dell'Archivio Capitolare, con relativa specificazione dell'articolazione complessiva dell'intero Archivio Arcivescovile di Torino, ha posto specifica attenzione al Te Deum in re maggiore a più voci e strumenti (G bis 25), supportato dalla lettura dei passaggi delle relazioni a stampa riguardanti i festeggiamenti torinesi in occasione della pace di Utrecht (1713) e per il matrimonio di Carlo Emanuele principe di Piemonte con Anna Cristina Ludovica di Sültzbach. Dopo aver toccato il problema della variabilità delle forme del nome di Fiorè, ha dato conto di alcune nuove scoperte (libretto di Siroe re di Persia al castello di Racconigi, nuove parti autografe di Giovanni Antonio e Francesco Saverio Giaj) e sottolineato il carattere ancora non stabile e definito dei fondi della Cappella Regia e della Cappella dei Cantori, proprio alla luce di nuovi manoscritti ed edizioni a stampa rinvenuti in tempi recenti. Rosy Moffa ha quindi ripercorso l'attività di «Musici, suonatori e genti di livrea» nella cappella regia sabauda durante la permanenza di Fiorè soffermandosi sui ruoli professionali, sulle retribuzioni, sul repertorio, sugli organici, stabilendo anche legami tra le varie figure professionali e ipotizzando le varie circostanze di esecuzione. Fabio Bellofiore ha concluso gli interventi illustrando i tratti peculiari delle Sinfonie da chiesa op. 1, delle quali sta curando l'edizione moderna. Le dodici composizioni racchiuse nella prima opera a stampa pubblicata da Andrea Stefano tredicenne hanno rivelato procedimenti tecnici e formali estremamente interessanti e in linea con il repertorio coevo.
Mariateresa Dellaborra