Il convegno internazionale "La cantate da camera intorno agli anni 'italiani' di Händel: problemi e prospettive di ricerca" si è svolto a Roma, presso il Teatro Studio dell'Auditorium Parco della Musica, dal 12 al 14 ottobre 2007. Organizzato dall'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dall'Università degli Studi di Roma Tor Vergata e dalla Società Italiana di Musicologia, è stato parte integrante del progetto nazionale "Monsù Endel in Italia 1706-1709: Tre secoli dopo il viaggio italiano di Händel" promosso e coordinato dalla Facoltà di Musicologia dell'Università di Pavia e dal Centro di Musica Antica Pietà de' Turchini, in collaborazione con l'Associazione "Hendel", l'Istituto Storico Germanico, l'Istituto Italiano per la Storia della Musica, la Fondazione Maggio Musicale Fiorentino, la Facoltà di Design e Arti IUAV oltre che con gli stessi enti che hanno organizzato il convegno. Per l'occasione del Convegno, la SIdM ha promosso la pubblicazione della cantata di Nicola Porpora, Or sì m'avveggio, oh Amore per soprano, violoncello concertante e basso continuo a cura di Stefano Aresi.
Gli interventi di Bruno Cagli, Guido Salvetti ed Agostino Ziino hanno aperto i lavori che si sono sviluppati in quattro sessioni durante le quali si è inteso rivolgere l'attenzione verso la storia delle fonti musicali, i rapporti tra i centri di produzione, il ruolo della committenza, i contenuti testuali delle cantate e la loro circolazione, il rapporto con le forme di musica strumentale, i problemi legati alla moderna interpretazione.
La prima sessione, presieduta da Guido Salvetti, ha visto la partecipazione di Michael Talbot con un intervento sulla produzione cantatistica di Tommaso Albinoni con particolare attenzione al manoscritto "Mus. ms. 447" della Staatsbibliothek Preußischer Kulturbesitz di Berlino contenente diciotto cantate per soprano, nove delle quali note solamente grazie a questa fonte. Talbot ha proposto varie interpretazioni circa la destinazione originaria del manoscritto e ha analizzato le particolarità delle cantate ivi contenute sia in termini di poetica che di struttura musicale. Carrie Churnside ha illustrato una lettera conservata presso l'Archivio di Stato di Modena, datata 1689, destinata probabilmente al duca d'Este Francesco II, nella quale è citato un "libro di varie compositioni musicali" recante incisioni di Carlo Antonio Buffagnotti. La presentazione è proseguita con l'esame particolareggiato di due fonti manoscritte (una della Biblioteca Estense di Modena, l'altra della British Library) che, per varie caratteristiche, potrebbero corrispondere al libro citato nella lettera al Duca. L'intervento di Paola Besutti ha messo a fuoco i rapporti tra l'ambiente romano e la corte mantovana attraverso l'analisi dei carteggi amministrativi di Ferdinando Carlo Gonzaga. Lo studio ha evidenziato l'esistenza di un canale di comunicazione musicale tra i diversi centri che avveniva tramite gli allievi inviati a Roma per la formazione e per sviluppare le proprie doti artistiche, a totale onere della corte di provenienza. Presieduto da Annalisa Bini si è poi tenuto l'intervento di Daniela di Castro volto ad offrire una panoramica sugli strumenti musicali barocchi in esposizione alla mostra fiorentina allora in corso: "Meraviglie sonore: strumenti musicali del barocco italiano" (Galleria dell'Accademia, 12 giugno - 9 novembre 2007). Il discorso, corredato dalla proiezione di numerose immagini, ha posto l'attenzione soprattutto su eccentrici cembali di provenienza romana. La prima giornata di studi si è conclusa nella Sala Sinopoli dell'Auditorium con l'esecuzione di alcune cantate di Händel (Aminta e Fillide, HWV 83; Ero e Leandro, HWV 150; Diana cacciatrice, HWV 79) da parte de La Risonanza, diretta da Fabio Bonizzoni realizzata nell'ambito della stagione da camera dell'Accademia Nazionale di S. Cecilia.
La seconda sessione dei lavori, presieduta da Dinko Fabris, si è aperta con gli interventi di Fabio Bonizzoni ed Ellen Harris che hanno illustrato i problemi legati all'interpretazione delle cantate di Händel (soprattutto in relazione alle scelte effettuate durante la preparazione del concerto de La Risonanza). In particolare, la Harris ha dimostrato come la pur pregevole edizione Die Hallische Händel Ausgabe (HHA) potrebbe essere revisionata prendendo in considerazione gli autografi händeliani, le singole copie manoscritte, i documenti dei committenti, le caratteristiche musicali, la pratica compositiva dell'autore stesso, la pratica esecutiva tipica del periodo barocco. Sara Dieci ha delineato la figura del musicista Filippo Amadei detto "Pippo del violoncello" (ca. 1670-1730) e ne ha ricostruito, per quanto possibile, le vicende biografiche, artistiche ed il catalogo delle cantate. Attraverso l'esame delle fonti cantatistiche manoscritte e a stampa contenenti riferimenti più o meno espliciti all'uso del violoncello ha proposto una panoramica sull'uso dello strumento nelle cantate, soprattutto in area emiliana, a partire dalla metà del '600. Livio Marcaletti ha analizzato sei cantate con strumenti obbligati di Antonio Bononcini, conservate in partitura e in parti staccate presso la Biblioteca Nazionale di Vienna e datate 1708. Tale lavoro ha consentito di ricavare utili indicazioni sulla prassi esecutiva legata all'uso delle legature, della tecnica del concerto grosso e sul ruolo degli strumenti musicali nelle cantate di primo Settecento.
La terza sessione, presieduta da Michael Talbot, ha visto la partecipazione di Marco Bizzarini che ha proposto un'analisi delle cantate con strumenti obbligati di Benedetto Marcello ponendo particolare attenzione al testo poetico, al rapporto testo-musica, alla tradizione manoscritta. Ha inoltre evidenziato come il catalogo di Eleanor Selfridge-Field, del 1990, possa essere arricchito con l'inserimento di almeno altri 15 componimenti che furono, al tempo, diversamente censiti. Dinko Fabris e Giulia Veneziano hanno illustrato lo stato della ricerca su Domenico Scarlatti e, in particolare, sulla sua produzione cantatistica sottolineando la necessità di un aggiornamento del catalogo delle sue opere vocali. A questo proposito hanno presentato il progetto di un database delle cantate di Domenico Scarlatti (in fase di realizzazione, con la collaborazione del Centro di Musica Antica Pietà de' Turchini di Napoli) che raccoglierà le schede catalografiche complete di incipit musicali e testuali e si avvalerà del contributo di istituzioni internazionali. Licia Sirch e Francesco Passadore hanno presentato un'analisi su parte delle cantate da camera (1690-1710 ca.) conservate presso il fondo Noseda della biblioteca del Conservatorio di Milano. Un accurato esame della fattura dei manoscritti ha consentito di ricostruire parzialmente le unità originarie e ricondurre la collezione di cantate a due fondi principali, uno di origine napoletana (legato alle famiglie de Cardenas e Guevara-Bovino), l'altro romano, riconducibile parzialmente alla famiglia Pamphilj. Paologiovanni Maione ha proposto uno studio sulle cantate da camera in lingua napoletana che, a differenza della commedeja, dovevano essere destinate ad intrattenimenti esclusivamente locali, ma che rivelano una naturale vocazione scenica. A dispetto delle poche fonti giunte a noi, la lettura dei testi di tali cantate (ad esempio quello di Bonifacio Pecorone) lasciano intuire un costume molto diffuso nella Napoli tra fine Seicento e primi decenni del Settecento.
Il convegno si è concluso domenica 14, con una tavola rotonda dal titolo "Per un archivio della cantata da camera italiana". Coordinata da Teresa M. Gialdroni, è stata aperta dall'esposizione del progetto "Archivio della Cantata da Camera" da parte di Licia Sirch e Paolo Giorgi e dall'illustrazione della scheda catalografica creata appositamente per detto Archivio. Michael Talbot è intervenuto sulla difficoltà di definizione del genere cantatistico; Ellen Harris sullo stato attuale degli studi nei vari ambiti di ricerca. In merito alla realizzazione del progetto sono poi intervenuti Annalisa Bini (per l'Accademia di Santa Cecilia), Dinko Fabris (sulle nuove prospettive di ricerca che la creazione dell'Archivio potrà aprire), Marco Bizzarini (sull'importanza dell'inserimento dei testi poetici all'interno dell'Archivio).