«Fonti Musicali Italiane», 14/2009: FRANCESCO ROCCO ROSSI, Di Florenzio de Faxolis, presunto autore del Liber musices (I-Mt, 2146): ovvero chi era «Florentius musicus»?
FRANCESCO ROCCO ROSSI
Di Florenzio de Faxolis, presunto autore del Liber musices (I-Mt, 2146): ovvero chi era «Florentius musicus»?*

1. Premessa

Il Liber Musices è uno dei codici più belli della Biblioteca Trivulziana di Milano (Ms. 2146).1 Si tratta di un manoscritto latino di teoria musicale compilato tra gli anni ’80 e ’90 del Quattrocento su esplicita commissione del Cardinale Ascanio Maria Sforza il quale, probabilmente, intendeva procurarsi una summa – estremamente pregiata e ‘scenografica’ – della teoria musicale dell’epoca.2
Quasi nulla è noto del suo autore del quale il trattato ci consegna solo il nome di battesimo e lo status di religioso (Florentius musicus et sacerdos3) e un laconico (ma preziosissimo) dettaglio biografico (cum Neapoli Romeque tecum una essemus4) dal quale si evince che Florentius fu a Napoli e a Roma insieme ad Ascanio. Ciononostante il Liber Musices da tempo gode di una regolare (e universalmente accettata5) paternità: il prete milanese Florenzio de Faxolis!
Ma, come è stato possibile dai pochi elementi forniti dal manoscritto risalire all’identificazione con il Faxolis? E (soprattutto!) chi era Florenzio de Faxolis?
Il processo attributivo ebbe origine nel 1899 allorché Motta scoprì due documenti d’archivio6 che attestavano la presenza a Milano di un Florenzio de Faxolis all’incirca negli stessi anni della redazione del codice e la sola omonimia con il Florentius musicus fu giudicata sufficiente per attribuirgli la compilazione del Liber Musices. Naturalmente l’ipotesi del Motta poggiava anche sulla convinzione che, al pari del committente, anche l’autore del trattato fosse milanese. Le fondamenta di tale proposta sono, però, inconsistenti poiché il solo nome di battesimo non può garantire la coincidenza tra i due personaggi7 e, soprattutto, perché l’indagine da me condotta sul contenuto dottrinale del volume e sui referenti teorici di Florentius ha rivelato che la ‘milanesità’ del Liber Musices e del suo autore è una falsa congettura.8
Ma si può approfondire ulteriormente la questione e, per far ciò, è d’uopo ricostruire quanto più possibile la biografia di Florenzio de Faxolis.

2. Florenzio de Faxolis

Nel centro di Milano, contigua al Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi”, si erge una delle più imponenti chiese quattrocentesche della città: Santa Maria della Passione. La sua edificazione fu fortemente voluta da Daniele Birago, prelato milanese appartenente ad una delle più nobili famiglie cittadine, che con essa intese realizzare la propria chiesa funeraria. Al di là dell'interesse storico-architettonico, essa acquista un notevole rilievo anche ‘musicologico’ in quanto ai vari momenti della sua edificazione si accompagnano le vicende biografiche di Florenzio de Faxolis (dall’ordinazione diaconale alla morte) e il suo legame con Daniele Birago. Parte della documentazione archivistica a suo carico, infatti, proviene da filze notarili9 e riguarda soprattutto stipule di contratti, ricevute di pagamenti e deleghe varie in relazione alla costruzione della chiesa:10 testimonianze preziosissime perché consentono di tratteggiare un breve ritratto del presunto autore del Liber Musices.   
Il suo luogo di nascita non è indicato da alcun documento. Secondo Motta il nome Florenzio (= Fiorenzo) potrebbe indicare in Fiorenzuola d'Arda la sua terra natale (il patrono di Fiorenzuola è, per l'appunto S. Fiorenzo): «che il nome di Fiorenzo gli venisse da Fiorenzola, forse sua terra natale?».11 La data di nascita, 1461, invece si evince da un atto notarile del 1484 in cui è approvato l'accesso al diaconato di Faxolis nonostante avesse solo 23 anni.12 Qualche altro modesto dettaglio si ricava da un altro documento che informa che Florenzio e suo padre Jacopo risiedevano a Milano nel quartiere di Porta Orientale presso la parrocchia di S. Stefano in Brolo: «[...] a domino presbitero Florentio de Fasolis, filio quondam domini Iacobi porte Horientalis parochie Sancti Stefani in Brolio foris Mediolani [...]».13
Florenzio venne destinato alla carriera ecclesiastica e nel 1482 a 21 anni, come risulta dal documento citato da Motta:14

Ob decessum quondam presbiteri Bernardi de Albinonibus intelleximus nuper vacasse canonicatum unum in ista ecclesia vestra: de quo provideri cupientes Florentio da Fasolis clerico: qui de vitae honestate: et moribus apud nos est commendatus: hortamus vos: et rogamus etiam si opus est: ut ad contemplationem nostram, ipsum Florentium eligere velitis in demortui locum cum ijs omnibus solemnitatibus quas servari in similibus mos est: ac eundem subinde admittere in possessionem canonicalis prebende: que ad ipsum spectabit: providendo ei quoque responderi de debitis fructibus quia gratissimum in hoc nobis facietis. Mediolani die xxiiij Julij 1482.
Ja. A.              

Da queste righe risulta che il chierico Faxolis fu ‘caldamente’ candidato a ricoprire il ruolo vacante di canonico presso la collegiata di S. Fiorenzo a Fiorenzuola d'Arda e (fatto importante!) la richiesta ufficiale venne inoltrata al capitolo nientemeno che dal cancelliere sforzesco Jacopo Antiquario. Evidentemente il giovane Florenzio godeva di valide protezioni in grado di procurargli una così potente malleveria. Il buon esito della petizione è testimoniato da un documento dell’anno successivo con cui Romano de Barni, vicario dell’arcivescovo di Milano, lo nominò cappellano della Chiesa di S. Maria Stella fuori porta Tosa a Milano: «Presentatio electionis seu nominationis domini Florentii de Fassolis ad capella Sancte Marie Stelle ex porta Tonsam Mediolani et eius confirmatio et institutio. […] Clericum Placentinum, Mediolani comorantem».15
Da questa formula si evince, infatti, che il ventiduenne Florenzio, già insignito della carica di canonico commendatario a Fiorenzuola (clericum Placentinum16) con residenza a Milano (Mediolani comorantem), nel 1483 venne nominato cappellano nella capitale sforzesca. La sua carriera ecclesiastica procedeva speditamente e, a riguardo, si dimostra ancora più eloquente un documento successivo. Si tratta della trascrizione notarile di un atto ufficiale (23 maggio 1484)17 con cui il vescovo Iacobus de Diolis investì Florentius de Faxolis Florenzollae canonicus, di soli 23 anni, degli ordini diaconali. L’episodio in sé potrebbe sembrare non particolarmente interessante se non fosse per alcune circostanze sulle quali vale la pena di soffermarsi.
In primis nel documento si fa esplicita menzione della giovane età di Florenzio tale da imporgli un iter burocratico per ottenere una dispensa papale e ricevere il diaconato; Faxolis stesso, infatti, come prevedeva il diritto canonico, aveva provveduto ad inoltrare una supplica a Sisto iv chiedendo una deroga alla norma relativa all'età d'accesso al diaconato.18 Il Papa inviò, quindi, un breve pontificio datato 8 aprile 1484, col quale si approvava la richiesta, benché la sua età non rientrasse nei termini leciti (etiam extra tempora a iure statuta). 
Ancora più interessante è che in questo documento entra ufficialmente in scena Daniele Birago presente all'ordinazione non solo in qualità di testimone, ma addirittura come ‘padrone di casa’: la cerimonia ebbe luogo, infatti, in ecclesia Sancte Marie, cioè nella cappella di proprietà di Birago che a partire dal 1486 avrebbe costituito il nucleo originario di quella che sarebbe diventata Santa Maria della Passione.
Florenzio era evidentemente nell'orbita di Daniele Birago del quale divenne uomo di fiducia com’è testimoniato da un successivo documento del 1489:

Cum reverendus in Christo pater dominus Daniel de Birago, apostolicus prothonotarius et ducalis consiliarius decretorum doctor, parte una, et magister Iohannes de Badagio parte altera fecerint inter eos pacta et conventiones in effectu quod ipse magister Iohannes faceret et fieri faceret et finiat capelam unam existentem post domum habitationis prefati reverendi domini prothonotarii19 et alia facere pro pretio librarum MCL imperialium monete. […] Magister Iohannes de Battagio, filius quondam domini Dominici porte Ticinensis parochie Sancti Maurilii Mediolani contentus et confessus fuit et confitetur se recepisse et habuisse et quod recepit et habuit a domino presbitero Florentio de Fasolis, filio quondam domini Iacobi porte Horientalis parochie Sancti Stefani in Brolio foris Mediolani, ibi presente, stippulante et recipiente et qui dedit et solvit nomine et vice et ad partem et utilitatem et de denariis suprascripti domini prothonotarii et pro eo libras ducentum imperiales monete […].20

Nel 1489 Birago affidò la progettazione della tribuna di Santa Maria della Passione a Giovanni Battaggio concordando per i lavori una spesa di 1150 lire imperiali. L’architetto ne riscosse immediatamente 200 a mo’ di anticipo proprio dalle mani del Faxolis che evidentemente era stato incaricato dal Birago dell'intermediazione nei rapporti con le maestranze per l’edificazione della chiesa.
Il nome di Florenzio compare nuovamente in un successivo atto notarile del 1491:21

In nomine Domini amen. Anno Nativitatis eiusdem millesimo quadringentessimo nonagessimo primo, indictione decima, die martis vigessimo septimo mensis septembris, pontificatus sanctissimum in Cristo Patris et Domini nostri domini Innocentii divina providencia pape octavi, anno octavo romanus in Cristo Pater et Dominus. Dominus Daniel de Birago […] archiepiscopus Mitilinensis ac perpetuus comendatarius monasteri Beate Marie de Castiono, Parmensis diocesis, […] ordinat venerabilem virum dominum Florentium de Faxolis22 prepositum ecclesie Sancti Victoris de Porletia, Mediolanensis diocesis, et spectabilem iuris utriusque doctorem dominum Donatum de Geroldis de la Turre absentes tamquam presentes […] nuncios speciales et generales ad comparendum coram prefato sanctissimo domino nostro papa vel eius vicecancelario.

Per la prima volta è menzionata la sua carica di prevosto di S. Vittore a Porlezza (sul Lago di Lugano) forse ottenuta tra il 1489 e il 1491. In questo documento Florenzio e Donatus de Giroldis de la Turre sono nominati da Birago nuncii speciales et generales23 delegati, in questo caso, a comparire presso il Pontefice Innocenzo viii per sostenere un’azione legale intrapresa dal monastero di S. Maria di Castione, di cui Daniele era commendatario perpetuus. Questo documento chiarisce che Florenzio non faceva semplicemente parte del circolo di Birago, ma era per lui un vero e proprio uomo di fiducia tanto da indurlo ad affidargli deleghe sempre più consistenti e a farne il proprio factotum. Ciò è confermato anche da un successivo documento24 (luglio 1495) in cui nuovamente è affidata a Florario [sic] de Faxolis  la delega a sostenere una non precisata causa riguardante la cappella di Santa Maria della Passione (ex causa capelle dicte Sancte Marie de la Passione).
Il documento che, comunque, sancisce definitivamente il rapporto di familiarità tra Daniele e Florenzio è il testamento siglato da Birago il 16 novembre 1495 (anno della sua morte) col quale egli lo nomina tra i suoi eredi assegnandogli un vitalizio:

Reverendiss<imus> in Christo Pater, & D.D. Daniel de Birago, Dei, & Apostolicae sedis gratia Archiepiscopus Mittilinensis, & etiam ex Magn. Senatoribus Illust<ri> Senatus Secreti Illustrissimi Principis, & Ducis nostri Mediolani, filius quon<dam> Mag<istri> D. Antonij, habitans in Porta Orientali Parochia S.Stephani in Brolio foris Mediolani […] Deliberamus suum ultimum testamentum. […] Item legat & iudicat infrascriptis personis inferius nominatis infrascriptas quantitates denariorum, sibi annuatim in vita sua debite refferendo dandas per infrascriptos haeredes ipsius testatoris, ubi perseveraverint in servitij ipsius testatoris usque ad eius mortem, solvendas pro medietate in festo Paschae Resurrectionis, & pro altera medietate festum S. Martini cuiuslibet anni, intelligendo, quod illi qui non perseveraverint nihili habeant de infrascriptis, quarum personarum in nomina, & cognomina, & quantitates denariorum singulariter refferendo sunt haec: Presbyter Florentius de Fasolis Praepositus Ecclesie Diocesis Mediolani libras centum imperiales […].25

Purtroppo Faxolis non poté godere a lungo dell'eredità perché, appena trentacinquenne, morì l'anno successivo. Il 9 marzo 1496 aveva anch'egli redatto le proprie ultime volontà26 tra le quali aveva manifestato il desiderio di essere sepolto «in capella magna», cioè all'interno di Santa Maria della Passione accanto al proprio benefattore.27 Morì solo pochi giorni dopo, il 18 marzo, come risulta da una laconica annotazione redatta dal notaio Zunico in margine al documento.
Alla luce di queste poche informazioni, è possibile trarre qualche conclusione in merito all'attività di Florenzio de Faxolis nell’entourage di Daniele Birago.
Sebbene la documentazione sopra prodotta dia conto di un rapporto certo tra i due dal 1484 (data del conferimento degli ordini diaconali a Faxolis) al 1495 (data della morte di Daniele), alcuni dettagli mi inducono a retrodatare l'inizio della reciproca frequentazione.
In primo luogo meritano una riflessione le circostanze riferite nel documento del 1484:

  1. Florenzio, appena ventitreenne grazie ad una dispensa papale ottenne il diaconato nonostante la giovane età;
  2. alla cerimonia d'investitura diaconale era presente Daniele Birago;
  3. la cerimonia ebbe luogo nella chiesetta di proprietà del Birago.

Il conseguimento della dispensa papale era un’operazione per nulla semplice e molto costosa e l'interessato, se non era di famiglia nobile o comunque ricca e influente,28 doveva non solo essere sostenuto economicamente, ma necessitava anche di una vera e propria raccomandazione di qualche personaggio molto potente, dotato di facile accesso agli uffici della Curia pontificia ed evidentemente interessato a fargli ‘bruciare le tappe’. Ritengo che questo personaggio fosse già da allora Daniele Birago. La sua presenza all'ordinazione e la concessione della propria cappella per lo svolgimento della cerimonia del 1484 testimoniano, a mio avviso, un coinvolgimento pregresso verso Florenzio confermato, peraltro, dalle sempre più strette future relazioni tra i due. Senza contare, inoltre, che Daniele, familiaris di Sisto iv, aveva i giusti contatti con la curia pontificia tali da procurargli senza problemi la dispensa papale. L'influenza del Birago sulla progressione ecclesiastica di Florenzio, credo, si possa, inoltre, retrodatare al conferimento del canonicato del 1482.
Che Florenzio godesse già da tempo del supporto di qualche personaggio influente mi pare cosa certa e dimostrata dal documento del 1482 con cui nientemeno che il cancelliere sforzesco Jacopo Antiquario richiedeva a suo nome il canonicato a Fiorenzuola d’Arda senza obbligo di residenza.29 Anche dietro questa richiesta è possibile ci fosse Birago che, in qualità di senatore ducale, non aveva sicuramente difficoltà a richiedere l’intervento di Antiquario. Va ricordato, inoltre, che avendo questi assunto nel 1479 la Commenda del priorato dei Santi Felice e Tranquillino presso Fiorenzuola non aveva particolari difficoltà ad intercedere presso la Collegiata di San Fiorenzo. D’altronde sia Daniele sia Florenzio risedevano nella stessa zona di Milano (porta Horientalis) e frequentavano la medesima parrocchia (parochia Sancti Stefani in Brolio foris Mediolani) per cui è possibile che i reciproci rapporti fossero di ancora più lunga data. 
Ma che rapporti aveva Florenzio de Faxolis con la musica? Pare proprio nessuno! Per lo meno questo è quanto emerge dalla documentazione a suo carico; circostanza molto strana per un personaggio che secondo la tradizione sarebbe stato esplicitamente contattato per redigere un trattato di teoria musicale. Ma c’è dell’altro: manca ogni riferimento a contatti a qualunque titolo con il suo presunto committente. E per questo motivo non sarà inutile uno sguardo ad un periodo particolare della vita di Ascanio Sforza.

2. Ascanio Maria Sforza: l’esilio (1480-82)

Un punto chiave per la ricostruzione degli ‘eventuali’ rapporti di Faxolis con Ascanio è il passo del prologo in cui Florentius afferma di essere stato con lui a Napoli e a Roma («cum Neapoli Romeque tecum una essemus») alludendo, evidentemente, al confino del 1480-82 nel quale si registra l’unico soggiorno partenopeo dello Sforza. Per questo motivo è bene analizzare quanto più possibile in dettaglio gli eventi relativi a questo biennio alla ricerca di qualche dettaglio interessante.
In data 1 marzo 1480 Ascanio, sospettato di tradimento nei confonti del fratello Ludovico il Moro, fu condannato all'esilio e costretto a partire alla volta di Ferrara dove sarebbe stato ospitato da Ercole d’Este in attesa di ulteriori istruzioni da parte milanese. Dopo un viaggio interamente per via d'acqua giunse a Ferrara il 7 marzo scortato, tra gli altri, dal protonotario Benedetto Cusani e dall'oratore sforzesco Giovanni Antonio Cotta: «Questa note è partito el reverendissimo monsignor Ascanio in nave, acompagnato dal prothonotario da Cusano, da d. Zo. Antonio Cotta e d'alchuni gentilhomini».30
Come racconta il Diario ferrarese di Bernardino Zambotti, l'accoglienza riservatagli dal duca Ercole fu calorosissima:

A dì 7 la festa de San Thomaxo d'Aquino. Lo reverendissimo Monsignore Aschanio Vesconte ozi vene a Ferrara. Al quale ge andò incontra lo excellentissimo duca nostro a cavallo insino a Po con la corte soa, e fu accompagnato a Certoxa (al palazzo di Belfiore presso la Certosa, in nota) dove fu allozato per qualche zorni. E lo duca nostro ge ha destina’ la caxa di Pendalgi e sì ge paga ducati cento de pexon per essere confinato que a Ferrara per la la duchessa de Milano. Al quale Monsignore el duca ge mandò a donare, a dì XI, gran quantità de pescie e uno sturione, vaselli dexe de vino, farine e biave da cavalli e cire e zuchari e altre cose de valuta, tuto el presente de ducati cento. Et li scholari lezisti con lo rectore lo vixitò e ge fece una oratione. Et quello dì medemo lo duca mandò a donare a uno ambasatore del duca de Milano, lo quale venne  con dicto monsignore, a donare  simelmente molte robbe, er bisogno del vivere suo.31

Il clima di amichevole ospitalità non si limitò all'accoglienza iniziale e anche il prosieguo del soggiorno presso la corte estense fu decisamente piacevole come si evince da altri passi dello Zambotti che ritraggono Ascanio intento a presenziare a feste sia religiose («Il primo di giugno Ascanio prende parte alla processione del Corpus Domini»32) sia profane: «(2 luglio) Lo prefato Signore nostro con la Corte, insieme con Monsignor Aschanio e con lo zenero suo il signore Francesco da Gonzaga e messer Hanibal Bentivolgio, vèneno in Piaza a cavalo a vedere la giostra».33
A Ferrara, inoltre, gli furono affidati anche incarichi di rappresentanza di un certo spessore fra cui quello di rappresentare il Moro nel contratto di fidanzamento con Beatrice d’Este (la cerimonia si svolse contestualmente alla promessa di matrimonio tra Isabella d’Este e Francesco Gonzaga).34 Anche in tale occasione lo Sforza partecipò da protagonista alle feste e danze organizzate per il fidanzamento: «Qua fue incominciata la festa del ballare che de lì a pocho sopravene il Reverendo Monsignor Ascanio, qual fue asettato tra mezzo il Signor e Madama, et cussì balandose per uno pezo ancora parse al prefato Signor de publicare il parentato de Vostra Signoria et quello de lo Illustrissimo Signor Ludovico».35
Si trattò senza dubbio di un esilio dorato, un periodo felice durante il quale Ascanio «portò a piena maturazione la propria passione per la musica polifonica su incitamento personale del duca Ercole, che gli insegnò a “tenire li libreti in mano” […] Memore dello stimolante apprendistato al seguito del duca di Ferrara, di cui si professò “disipulo”, Ascanio poté dire più tardi che in vita sua “l'ha ellecto doi piaceri: un, el cazare quando è fuora; l'altro, el cantare quando sta in casa”».36
La libertà di movimento di cui godeva in un territorio troppo vicino al ducato sforzesco mise, però, in allarme il Moro il quale nel mese di luglio decretò il trasferimento del fratello a Napoli: «A dì 21 el vegneri. Lo reverendissimo prothonotario monsignore Aschanio Sforza da Milano, confinato qua a Ferrara, se partì, de commissione del Stado de Milano, per andare a Napoli, dove he confinato a stare con la familgia soa».37
Ascanio partì dopo molte ed inutili proteste, ma il viaggio fu di breve durata perché, godendo dell’ospitalità di Lorenzo il Magnifico, effettuò una lunga sosta a Firenze. Nel frattempo, grazie all’intercessione di Ercole d'Este, nel successivo settembre gli giunse da Milano l’autorizzazione a rientrare a Ferrara: «Circa la fine del mexe presente o al principio de Septembre, monsignore Aschanio, il quale a dì 21 de Luio se hera partito di Ferrara, de commissione de la duchessa, confinato como l'hera, hè ritornato a Ferrara a stare in la casa di Pendalgi»38 
Il ritorno nella città estense significò per Ascanio la ripresa dello splendido tenore di vita già precedentemente sperimentato, come ci illustrano ulteriori passi del Diario ferrarese:
- (29 novembre) Ascanio insieme alla corte ferrarese va sul bucintoro incontro al cardinale di Mantova Francesco Gonzaga. […] Il 5 gennaio 1481 Ascanio va a cavallo con la corte;39
- il 22 gennaio va con il duca e Francesco Gonzaga suo genero sul bucintoro ad accogliere la figlia di Sigismondo da Rimini, sposa di Rodolfo fratello del marchese di Mantova;40
- il 19 aprile assiste Ercole nella lavanda dei piedi e il 20 aprile, venerdì santo, assiste con tutta la corte ad una predica in piazza tenuta da Fra' Cherubino da Spoleto dell'ordine di San Francesco. […] Il 20 aprile assiste ad una sacra rappresentazione;41
- il 26 aprile insieme al duca va ad accogliere a Ferrara Annibale Bentivoglio. […] Primo  maggio: festa da ballo.42
Nel frattempo a Milano la situazione politica aveva subito importanti mutamenti e il Moro, dopo aver definitivamente estromesso la cognata Bona di Savoia relegandola nel castello di Abbiategrasso, aveva assunto la tutela del nipote Gian Galeazzo, il che significava il pieno e definitivo controllo del ducato.
Apprese queste notizie, Ascanio reputò che il consolidamento dell'autorità politica di Ludovico avrebbe favorito un riavvicinamento tra i due fratelli e quindi gli avrebbe riaperto le porte di Milano. Allorché si rese conto, però, che si trattava di vane illusioni iniziò a prodursi in pubbliche dichiarazioni bellicose con le quali minacciava di tornare in patria per fas et nefas.43 Di conseguenza il Moro, stavolta, fu molto più deciso e da Milano pervenne la perentoria ingiunzione di allontanare Ascanio dal ducato estense. Ercole d'Este non poté far altro che assecondare la volontà di Ludovico Sforza:44

(3 settembre) El reverendissimo abbate et prothonotario monsignore Aschanio di Vesconti, barba del ducato di Milano, il quale he sta confinato bon tempo, hozi, de commissione  del Stato de Milano, hè stato acompagnato dal duca nostro  a cavalo fora de la citade  insino a l'Oxelino45 per andare a confine a Napoli. E questo hè sta per qualche sospecto ha pilgiato il Stato de Milano per sentire epso monsignore essere molto carezato dal duca nostro, che sempre stavano insieme e manzavano la mazore parte. Epso monsignore venne qua a Ferrara a dì 8 de marzo 1480. E de la soa partita tuta questa  citade se ne dolse.46

Ascanio arrivò a Napoli nell'ottobre del 1481 e venne ospitato a Castel Capuano, residenza della sorella Ippolita.47 Il soggiorno napoletano si prospettava molto lungo e lo Sforza, ormai lontano da Milano da circa un anno e mezzo, iniziò a dare segni sempre più vistosi di inquietudine e a cercare ogni possibile contatto utile per il proprio rientro in Lombardia. Paradigmatico è il seguente passo di una lettera (15 maggio 1482) indirizzata alla cognata Bona contenente un accorato appello perché la duchessa intercedesse per il suo rientro a Milano:

Illustrissima et Excellentissima mia cognata et como matre singularissima. Alle comune iniurie, affanni, molestie e rincrescevoli dispiaceri nostri io non dirò al presente alla Vostra Celsitudine, reservato lo figuro che mentre mi durerà la vita, sonno e seravi quello fidele vero sviserato et singulare cognato puossi esser, non tanto cognato ma servitore. Nè mai ho cessato né cessarò postponendo ogni spesa a me possibile et equalmente ogni pericolo de vita per ridurre la prefata Vostra Excellentia al debito et iusto vostro stato, cum integrità de lo illustrissimo vostro duca primogenito et altri Illustrissimi figlioli, quali stanno nel continuo mio desiderio de abrazarli in cordialissimo amore et riverentia. Spero ne l'onipotente Dio l’opere mie essere state tale che in brevi la Celsitudine Vostra cognoscerà il suo Ascanio.48

Le manifestazioni di insofferenza di Ascanio e, soprattutto, i suoi tentativi di collegamento con chiunque potesse aiutarlo a rientrare a Milano non lasciarono certo indifferente Ippolita che iniziò a temere che le sue intemperanze potessero risolversi in scelte pericolose. In particolare, come si evince da questa lettera indirizzata a Lorenzo il Magnifico, la duchessa di Calabria temeva che il fratello potesse essere attratto dalle lusinghe di qualche potentato nemico del ducato di Milano ed utilizzato in funzione anti-sforzesca:

Magnifico Lorenzo mio caro fratello. Già son più di che Messer Philippo Pandolfino […] me disse de l’opera che tutthora facea la Magnificentia Vostra peril ritorno a casa de Monsignor. […] Et perchè potreste dire che a questo me movesse perloamore porto a Monsignor però parlarò co la Magnificentia Vostra come duchessa di Calabria, no come sorella de esso Monsignore. Voi vedete le cose de Italia in quale termine sonno et quello ha a sequire, che è lo peggio; esso Monsignore da qualche banda fusse rechesto in contrario a quello stato et che li aderisse […].49

Le paure di Ippolita erano fondate ed, infatti, all'inizio del 1482 Ascanio inviò i suoi due familiares Gaspare Paradisi e Gaspare Toscani rispettivamente a Pavia e a Roma per organizzare la propria fuga che ebbe luogo intorno alla metà di giugno del 1482:

Illustrissimo signor mio, oggi circha le 20 hore, lo illustre signor Ludovico chiamoe in rocha li magnifici oratore de la legha e me anchora, e mostroe una lettera de mano propria de la maestà del signor re de VIIII° instantis data in Napoli dirrectiva a l'illustre signor Ludovico per la quale l'avisa, con grandissima displicentia et affanno, monsignor Aschanio essersi fuggito et havere lassato uno dei suoi informato de la fuga, che ha detto a sua maestà per parte d'esso monsignor Aschanio come l'era partito per disasio ch'el avea del vivere e per non morirsi di fame, e che non tanto che non gli fossero risposte di qua l'entrate sue,50 ma gli erano turbati li beneficii suoi.51

Ascanio si diresse, quindi, a Roma e da lì deviò alla volta di Venezia intenzionato a  prendere contatti diplomatici (anti-sforzeschi, cioè anti-Ludovico) con la Serenissima che al momento era impegnata nella ‘Guerra di Ferrara’. La situazione politica generale era però in veloce evoluzione e presto si crearono le condizioni favorevoli per un pacifico rientro in patria, per cui si sganciò dagli accordi con i veneziani e, finalmente, il 17 settembre 1482 fece il proprio ingresso a Milano. L’esilio era terminato e con esso l’unico rapporto diretto di Ascanio con Napoli: un contatto durato otto mesi (dall’ottobre 1481 al giugno 1482) durante i quali Ascanio fu sicuramente in familiarità con il Florentius musicus al quale in seguito avrebbe commissionato il Liber Musices.

3. Considerazioni conclusive

Ritornando al Faxolis, dalla documentazione a suo carico è emerso che fu sacerdote e membro della familia di Daniele Birago di cui fu uomo di fiducia ed erede e dal quale fu incaricato di intrattenere rapporti (presumibilmente continuativi) con le maestranze preposte all’edificazione di Santa Maria della Passione. Da nessuna testimonianza, però, traspare un suo coinvolgimento musicale come, peraltro, ammette lo stesso Motta al termine della propria proposta attributiva: «E non potrebbe benissimo esser egli il musico del codice trivulziano menzionato, tuttoché nel suo testamento non si parli di lavori musicali o di lasciti inerenti?».52
Una seconda questione importante concerne, poi, la possibilità o meno di rapporti personali con il cardinale Sforza (suo presunto committente) e in particolare l’eventualità di una reciproca frequentazione durante l’esilio napoletano di Ascanio.
Tutte le registrazioni esaminate, pur tra loro diverse collocano Faxolis sempre e soltanto a Milano con la sola eccezione del documento del 1491 che presuppone un suo eventuale viaggio a Roma. Viene, quindi, da domandarsi come potrebbe delinearsi, all’interno dell’intelaiatura biografica tacciata da queste testimonianze documentarie, il presunto viaggio a Napoli del 1482.
Se si accetta l’ipotesi del Motta, si deve, infatti, automaticamente ritenere che Florenzio de Faxolis fu con Ascanio a Napoli nella fase finale del suo esilio del 1480-82. L’affermazione «cum Neapoli Romeque tecum una essemus» suggerisce, anzi, che da Napoli egli lo seguì durante la rocambolesca fuga a Roma. Faxolis, pertanto sarebbe stato al seguito dello Sforza dall’ottobre del 1481 (arrivo a Napoli) al settembre del 1482 (rientro a Milano).
Queste date e questa ricostruzione mi paiono, però, eccepibili se si prende in esame il documento del 23 luglio 1482; perché mai il cancelliere sforzesco Jacopo Antiquario avrebbe dovuto caldeggiare da Milano un canonicato a Fiorenzuola per il Faxolis se questi all’epoca si trovava a Roma e non era noto se e quando sarebbe risalito al Nord?
E inoltre c’è da chiedersi se è plausibile ritenere che la corte sforzesca (ufficialmente rappresentata, per l’appunto dall’Antiquario) avesse qualche interesse a sostenere un familiaris di Ascanio il quale, in quel momento più che mai, rappresentava un nemico per il ducato. Non si dimentichi, infatti, che proprio nell’estate del 1482 Ascanio stava intavolando trattative anti-milanesi con Venezia. Ludovico il Moro era, naturalmente a conoscenza dei maneggi del fratello come si evince da questi due passaggi tratti da altrettanti dispacci inviati proprio in quel periodo da Zaccaria Saggi (ambasciatore mantovano) a Federico Gonzaga: «il signor Ludovico era certificato che la signoria di Venetia faceva andare a Venetia di presente monsignor Ascanio con proposito di mandarlo in campo per rompere contra questo stato»;53 «Questa mattina il prelibato signor Ludovico me ha detto ch’io debbi avvisar vostra signoria come sua signoria è avisata monsignor Aschanio essersi partito da Roma per venirsene a Venetia et è informata che viene là a fine de mutare questo governo e per cazarlo de qui».54
Francamente mi pare singolare l’eventualità che il 23 luglio – ovvero in posizione intermedia rispetto alle date di queste due missive (18 giugno e 1 agosto) – la corte sforzesca si preoccupasse di agevolare la carriera di un sodale del fratello ribelle del Moro.
C’è, poi, anche un’altra considerazione che mi pare interessante e che riguarda, stavolta, la prima fase dell’esilio. Si sa che Ascanio giunse a Ferrara il 7 marzo 1480 accompagnato dal protonotario Benedetto Cusani, dall'oratore sforzesco Giovanni Antonio Cotta e d’alchuni gentilhomini;55 schiera di accompagnatori della quale sono pressoché certo che Florentius non facesse parte.
La ragione di questa mia convinzione nasce da alcune riflessioni sulla differenza tra la fase ferrarese e quella napoletana dell’esilio di Ascanio. Il soggiorno presso la corte estense fu un periodo sicuramente sereno e spensierato: un vero ‘esilio dorato’ durante il quale lo Sforza prese parte attiva a numerosi eventi mondani, culturali e perfino diplomatici. Ben diversa fu, invece la parentesi napoletana caratterizzata da un’inquietudine sempre più evidente testimoniata sia dalle preoccupazioni manifestate da sua sorella Ippolita a Lorenzo il Magnifico (1 aprile 1482) che dalla lettera inviata dallo stesso Ascanio alla cognata Bona (15 maggio 1482).
Riflettendo su queste due opposte fasi dell’esilio mi pare logico ritenere che Florentius non fosse a Ferrara con Ascanio (e, quindi, non facesse parte del gruppo di uomini della sua familia che lo seguirono da Milano) perché in caso contrario ne avrebbe certamente fatto cenno nel trattato: perché mai Florentius avrebbe scelto di ricordare ad Ascanio la reciproca frequentazione a Napoli e Roma – alludendo, quindi ad un periodo doloroso e concitato – tralasciando di ricordare, invece, il piacevole soggiorno estense? Se, quindi, la consuetudine di Florentius con Ascanio non è collocabile a Milano o Ferrara, mi pare sempre meno probabile la sua identificazione con Florenzio de Faxolis che, per l’appunto, viveva nel ducato sforzesco.
Queste considerazioni ‘disattributive’, in ogni modo, si sommano e si corroborano vicendevolmente al frutto delle indagini ‘interne’ al trattato dalle quali è emersa una forte impronta teorica ‘napoletana’ impensabile in ambiente sforzesco. Il Liber Musices, infatti, afferisce alle teorie di Goschalcus, Arnaldus Dalps e Abbas Populeti56 (noti solo a Napoli o in Spagna) evitando accuratamente ogni allusione al pensiero teorico di Franchino Gaffurio, il teorico milanese per eccellenza. Secondo me non solo Florentius non fu milanese (e quindi non identificabile col Faxolis), ma non fu neppure padano; ritengo, infatti, che fu per Ascanio un’acquisizione napoletana che in seguito entrò a far parte della sua familia romana57 (ecco, quindi, la mancanza di allusioni a frequentazioni milanesi o ferraresi).
Chi fu, quindi, l’autore del Liber Musices? Florenzio de Faxolis? Per il momento mi pare più prudente un semplice Florentius musicus.

 


Note

* Questo contributo è tratto dalla dissertazione dottorale da me discussa nel febbraio 2007: FRANCESCO ROCCO ROSSI, Un manuale di musica per Ascanio Sforza: il Liber Musices di Florentius (Ms. 2146 della Biblioteca Trivulziana di Milano), Università di Pavia-Cremona, 2007. Nutro un grande debito di riconoscenza nei confronti della Dr. Adelaide Ricci che si è addentrata al posto mio nelle complessità scrittorie di documenti archivistici.

1 Si tratta di un autentico capolavoro dell’arte libraria quattrocentesca. Fu, infatti, vergato a Firenze nell’atelier di Alessandro da Terrazzano (una delle botteghe scrittorie più prestigiose d'Italia) e miniato nell’altrettanto prestigiosa bottega di Attivante de Attivanti; cfr. Rossi, Un manuale di musica, pp. 5-17.

2 Cfr. Rossi, Un manuale di musica.

3 Liber Musices, c. Iv.

4 Ibidem.

5 Cfr. Clement A. Miller – Bonnie J. Blackburn, Florentius de Faxolis, in The new Grove dictionary of music and musicians, 2nd ed., diretta da Stanley Sadie, London, MacMillan, 2001, ix, p.11 e Klaus-Jürgen Sachs, Florentius de Faxolis, in Die Musik in Geschichte und Gegenwart, 2. ed., diretta da Ludwig Finscher, Kassel, Bärenreiter, 2001, Personenteil, vi, coll. 1343-1345. Lo stesso vale, comunque, anche per qualunque altro contributo musicologico di diversa natura.

6 Enrico Motta, Dell’autore probabile di un prezioso codice musicale della Trivulziana, «Bollettino storico della Svizzera Italiana», xxi, 1899, pp. 76-77.

7 Tanto più che, come si vedrà infra, nessun documento allude ad un qualsivoglia legame di Faxolis con la musica.

8 Cfr. Francesco Rocco Rossi, Auctores in opusculo introducti: l’enigmatico Florentius musicus e gli sconosciuti referenti teorici del Liber Musices (I-Mt 2146), «Acta Musicologica», lxxx, 2008, pp. 165-177.

9 Riporto qui di seguito le abbreviazioni relative alle fonti archivistiche consultate: APSMP = Archivio Parrocchiale di Santa Maria della Passione di Milano; ASM = Archivio di Stato di Milano; ASV = Archivio Segreto Vaticano.

10 Per questo motivo si tratta di documentazione divulgata esclusivamente nell'ambito degli studi di storia dell'architettura.

11 Cfr. Motta, Dell’autore probabile, p. 77.

12 Cfr. ASM, Notarile, 773, 1484 maggio 23.

13 ASM, Notarile 3058, 1489 febbraio 17.

14 Cfr. ASM, Registri ducali, 28, 1482 luglio 23.

15 ASM, Notarile, 1336, 1483 settembre 1.

16 Fiorenzuola d'Arda era nella diocesi di Piacenza; da qui la qualifica Placentinum.

17 Cfr. ASM, Notarile, 773, 1484 maggio 23.

18 L'intero iter burocratico (dalla richiesta di Faxolis fino alla risposta di Sisto iv) è descritto nel documento.

19 La chiesa e il monastero ad essa annesso erano contigui al suo palazzo; vedi Paola Modesti, Sotto il tiburio. Ricerche sulle origini della tribuna di Santa Maria della Passione a Milano, «Annali di architettura-Rivista del Centro internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio di Vicenza», n. 10-11, 1998-1999, pp. 103-130: 114 (consultabile anche online all’indirizzo <www. cisapalladio.org>).

20 ASM, Notarile, 3058, 1489 febbraio 17.

21 ASM, Notarile, 3587, 1491 settembre 27.

22 Faxolis, in realtà, risulta scritto da una mano posteriore sul precedente Fiorenzola.

23 La nomina a nuntii speciales et generales implicava il conferimento di amplissime deleghe a coloro che ne erano investiti soprattutto nella difesa delle petitiones presso la curia pontificia.

24 Cfr. ASM, Notarile, 3508, 1495 luglio 6.

25 APSMP, Manoscritti fondazione della Basilica e della Collegiata–Varie, 1495 novembre 16. Il testamento, come è facilmente prevedibile, è molto lungo e al suo interno Birago inserì anche precise istruzioni in merito alla propria sepoltura e alla sistemazione della cappella funeraria. Tali prescrizioni, però non furono del tutto tradotte in pratica: «Daniele impartì nuove disposizioni per la propria sepoltura: sarebbe stata sempre nella chiesa, al centro della cappella “magna”, ma avrebbe dovuto essere un monumento isolato sui quattro lati, alto circa due braccia (120 cm ca). Riguardo al monumento, commissionato […] allo scultore Andrea Fusina e compiuto nel 1501, è opportuno segnalare che – contrariamente alla volontà di Daniele […] – dovette essere sempre addossato a una parete». Modesti, Sotto il tiburio, p. 109. In questa collocazione è infatti visibile ancora oggi.

26 Cfr. ASM, Notarile, 1884, 1496 marzo 9.

27 Cfr. Modesti, Sotto il tiburio, p. 124. Della tomba di Faxolis, però, non c'è traccia in Santa Maria della Passione e ignoro dove venne sepolto.

28 Da nessun documento risulta che la famiglia di Faxolis fosse ricca o influente.

29 Anche questa forma di commenda era ottenibile solo grazie ad appoggi autorevoli.

30 Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca, a cura di Gianluca Battioni, vol. xii (1480-1482), Roma, Ministero per i beni e le attività culturali, 2002, p. 67. Si tratta di un passo della lettera inviata in data 2 marzo 1480 da Zaccaria Saggi (oratore mantovano) a Federico Gonzaga.

31 Bernardino Zambotti, Diario ferrarese dall’anno 1476 sino al 1504, in Rerum Italicarum Scriptores, xxiv, Milano 1733 (rist. anast. Bologna 1934), p. 73.

32 Ivi, p. 77.

33 Ivi, p. 79.

34 Cfr. Giulia Bologna, Un fratello del Moro letterato e bibliofilo: Ascanio Maria Sforza, in Milano nell’età di Ludovico il Moro. Atti del Convegno internazionale, 28 febbraio-4 marzo 1983, Milano, Archivio storico civico e Biblioteca Trivulziana, 1983, pp. 293-332: 299.

35 Alessandro Luzio, Isabella d'Este e Francesco Gonzaga promessi sposi, «Archivio Storico Lombardo», a. xlv, vol. ix, 1908, pp. 34-49: 47. Si tratta di una lettera indirizzata da Francesco Sicco, oratore mantovano, a Francesco Gonzaga in data 28 maggio 1480.

36 Marco Pellegrini, Ascanio Maria Sforza: la parabola politica di un cardinale-principe del Rinascimento, tomo I, Roma, Istituto Storico Italiano per il Medio Evo, 2002, p. 73. I riferimenti contenuti in questo passo sono tratti da una lettera di Buonfrancesco Arlotti a Ercole d'Este del 1486 (Archivio di Stato di Modena, CA Roma 5, 1486 ottobre 18).

37 Zambotti, Diario ferrarese, p. 79.

38 Ivi, p. 80.

39 Ivi, p. 83.

40 Ivi, p. 84.

41 Ivi, pp. 87-88.

42 Ivi, pp. 90-91.

43 Cfr. Pellegrini, Ascanio Maria Sforza, p. 75.

44 A causa delle mire di Venezia sul ducato Estense (si stava approssimando la ‘Guerra di Ferrara’) Ercole aveva bisogno del sostegno milanese e, quindi, non poteva inimicarsi il Moro. 

45 Uccellino: località tra Ferrara e Bologna.

46 Zambotti, Diario ferrarese, p. 95.

47 Bologna, Un fratello del Moro,p. 323.

48 ASM, Sforzesco, potenze sovrane 1465, lettera di Ascanio Sforza a Bona, 1482 maggio 15, Napoli.

49 Ippolita Maria Sforza, Lettere, a cura di M. Serena Castaldo, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2004, p. 101 (lettera indirizzata da Ippolita Sforza a Lorenzo il Magnifico in data 1 aprile 1482).

50 Fin dalla fase ferrarese dell'esilio Ascanio lamentò la mancata corresponsione da parte milanese delle rendite a lui dovute; cfr. Marco Pellegrini, Ascanio Maria Sforza: la creazione di un cardinale «di famiglia», in Gli Sforza, la Chiesa Lombarda, la corte di Roma. Strutture e pratiche beneficiarie nel ducato di Milano (1450-1535), a cura di Giorgio Chittolini, Napoli, Liguori,1989, pp. 215-289: 264.

51 Carteggio degli oratori mantovani, p. 426. Si tratta di un passo della missiva inviata in data 18 giugno 1482 da Zaccaria Saggi a Federico Gonzaga.

52 Motta, Dell’autore probabile, p.77.

53 Carteggio degli oratori mantovani, p. 462. Missiva inviata in data 18 giugno 1482.

54 Ivi, p. 482. Missiva inviata in data 1 agosto 1482.

55 Ivi, p.67.

56 Cfr. Rossi, Auctores in opusculo introducti.

57 Florentius non sarebbe, in ogni modo, l’unico personaggio da Ascanio Sforza incontrato a Napoli ed in seguito assunto all’interno del proprio entourage; si segnala, infatti, almeno un altro caso relativo al valletto Marino Ascanio Caracciolo: «Nel 1482 entrò in qualità di paggio al servizio del protonotario apostolico Ascanio Sforza, quando l’eminente prelato milanese, in seguito ai contrasti politici intervenuti con Ludovico il Moro, era confinato a Napoli, ospite della sorella Ippolita, moglie di Alfonso d’Aragona. Nel 1484, creato lo Sforza cardinale, il Caracciolo seguì il suo protettore alla corte romana, assistendolo in qualità di segretario durante la rapida ascesa politica che ne fece uno dei principali personaggi dei pontificati di Innocenzo viii e di Alessandro vi». Cfr. Gaspare De Caro, Caracciolo Marino Ascanio, in Dizionario Biografico degli Italiani, xix, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1976, pp. 414-425: 414.






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